Città della Cultura della Regione Lazio

Progetto a cura di:

LABICO

Da viaggiatore a viaggiatore per quella specie di codice non scritto che ci portiamo dentro di noi, che non consideriamo "il viaggio" dalla distanza, né da quanto sia esotica la rotta, che non cerchiamo un insieme di visioni cartolina, in una parola che non siamo turisti grazieaddio, ma abbiamo la pretesa (forse) di cercare l'anima della storia che abita in un posto piuttosto che in un altro, che sta nella pittura della faccia e dei gesti delle persone, nell'architettura degli odori e dei racconti, ecco in questo Labico è un "posto" piuttosto che un altro.

Labico (con l’accento sulla “ì”) a un respiro da Roma e nel respiro di Roma visto che l’antica via Labicana è ancora riconoscibile in alcuni punti del paese (ma questo riguarda il turista)

Improvvisamente un anotta, un colpo di lingua della via Casilina taglia in due il paese, che si raccoglie a sinistra e a destra della strada, come un unico movimento di marea, un trattenere il respiro, un farsi scudo (a proposito sembra che il nome del paese derivi da Labis che significa scudo… sempre per il turista) per difendere le sue facce i suoi gesti le parole e i vicoli e perché no il suo “effetto medievale”.

Ma noi, i viaggiatori, abbiamo bisogno “dell’oltre” e andiamo allora a cercare di leggere i significati e i racconti nascosti tra le rughe del viso di un vecchio che si rincorrono che si intersecano come i vicoli di Labico.

E il camminare lento e forte di una donna che ti fa immaginare di essere stata l’ultima che da bambina, ha imparato a portare in testa la conca di rame piena di acqua fresca, e la fatica della fonte a casa, e per quante volte, e gli occhi severi che hanno conosciuto pochi giochi ma che si ammorbidiscono a guardare il suo balcone che tiene in braccio una cascata di gerani. Sopra la porta rossa di una vecchia stalla c’è una piccola finestra, da lì, un tempo, “la più bella di tutte” si affacciava a pettinare i capelli talmente lunghi che da nuda l’avrebbero ricoperta, e i ragazzi si mettevano sotto a spiarla per tutto il tempo, alcuni venivano a piedi da altri posti per sentire il suono che il pettine faceva passando tra i suoi capelli, e fantasticavano. Non sono forse gli “arnari”, antichi depositi per il grano i capelli della “più bella di tutte” che il tempo ha voluto fermare in una cascata di pietra nera.

Un bambino insegue un gatto, o viceversa, il bambino ti guarda sa sorridere poi timidamente sfrontato, fa la “linguaccia”, un verso che vuole essere scherzo, simpatia non sono forse nati così i cherubini dipinti sulle pale degli altari del secolo vattelappesca.

In molti di loro c’è ancora il senso dell’incanto e della meraviglia, e ancora si rannicchiano le spalle quando qualcuno racconta la leggenda della grotta di Mamea o Mamosa, così lunga e profonda che chiunque si avventurasse scompariva nelle viscere della terra o appariva in un altro paese e pure qualcuno di loro ha vissuto questa splendida avventura, o ha raccontato di averlo fatto.

E cosa dire dell’uomo che amando non ricambiato si trasformò in sorgente perché lei lo potesse bere ogni volta che tornava dal lavoro nei campi, (ma quante sorgenti ci sono a Labico?).

E infine c’è un anello fuori da una stalla a cui era legato un asino, che sopra alla fatica quotidiana sognava sempre il cielo, e un dio più giusto un giorno lo trasformò in un angelo (sarà per questo che gli asini, qualche volta, ma solo qualche volta, volano… magari è questo il desiderio del viaggiatore)

L’architettura degli odori, beh, per questo ci vuole orecchio, come per la musica gli odori di un posto sono la cultura di un posto e così come le strade di Labico sono pagine da girare e da leggere con attenzione, così i profumi e gli odori di un posto sono un percorso da ricercare con maestria, lasciando da parte il gusto del finto casareccio per consegnarsi un po’ alla misteriosa accoglienza di questo paese.

All’inizio può esserci un impercettibile segno di distanza, ma è solo per capire, per prendere un attimo di tempo prima di scoprirsi, ma a questo punto non sta più a me rivelarti questi segreti, ma che tu sia viaggiatore o solamente turista vieni a sentirli dalla voce delle persone di questo posto…

Piuttosto che un altro.

Buon viaggio e benvenuti a Labico

(con l’accento sulla “ì”)

 

Scritto da Francesco Di Giacomo,

voce solista del Banco del Mutuo Soccorso,

labicano acquisito.

Musica del Novecento