Città della Cultura della Regione Lazio

Progetto a cura di:

PROGETTO 900

CULTURA come CARDINE dello SVILUPPO

 

Colleferro, da qualche anno, ha messo al centro dell'agenda politica la cultura, intesa non solo come momento di svago o di intrattenimento ma, piuttosto, come occasione di valorizzazione dello spazio urbano, crescita economica, inclusione e coesione sociale. Identica visione hanno le amministrazioni di Artena, Labico, Paliano, Valmontone.

Investita negli anni scorsi dalla crisi del paese, Colleferro si sta lasciando alle spalle un modello di città ordinario e privo di strategie, per seguire nuove strade, affrontando i temi della ricerca identitaria e della rigenerazione urbana, come occasioni di crescita dell’intera comunità, attraverso progetti e programmi condivisi, tra pubblica amministrazione, associazioni, imprese in rete, grandi aziende, istituti di credito e di servizi, in cui ognuno possa offrire il proprio, specifico, contributo.

Scegliere di tenere per sé la delega alla cultura, da parte del Sindaco, ha proprio il significato di voler dare alla cultura il ruolo di crocevia di tutte le attività della pubblica amministrazione, dall'Urbanistica ai servizi sociali, dalle politiche produttive alla scuola, fino all'ambiente. E l'attività portata avanti in questi anni, conferma la visione e la determinazione a progettare lo sviluppo e la crescita della città su modelli nuovi, sostenibili, partecipati, con una visione umanistica, prima che tecnica, indicando un nuovo modo di pensare e di vivere la città e di appartenere alla comunità, come cittadini responsabili.

DETRATTORI V/S ATTRATTORI

 

Colleferro città dormitorio. Colleferro città dei rifiuti. Colleferro città del cemento. Questo emerge, oggi, leggendo o parlando di Colleferro e della Valle del Sacco, e cercando Colleferro, ma anche Valmontone o Labico o Artena o Paliano, sul web, in italiano e in inglese.

Colleferro e il suo intorno non sono tutto questo o, se lo sono, è necessario che lo siano in maniera diversa. E' necessario, dunque, ricercare nuovi modelli di sviluppo, nuove dinamiche comunicative, nuove occasioni d’incontro e di partecipazione e di generare nuove programmazioni.

L’aspetto identitario delle città storiche è andato scemando, negli ultimi anni. La città diffusa, lo sviluppo di nuovi sistemi della comunicazione, veloci, dinamici e globalizzati, l’ingresso nel tessuto urbano e sociale di nuove comunità multietniche, hanno diluito il carattere identitario e le specificità dei tanti campanili italiani. Ciò, se è vero per le città storiche, è ancora più vero per le città del novecento come Colleferro, in cui le nuove generazioni non sanno nulla della storia moderna che vanta la città, con conseguenze inevitabili rispetto al riconoscimento di valori come l’appartenenza, l’identità, il rispetto, la conoscenza. A ciò bisogna aggiungere la tendenza a riconoscere bellezza solo ai luoghi del passato più remoto.

 

Il medioevo e le sue plastiche e, a volte, superficiali rappresentazioni folkloristiche sono tanto di moda. Al contrario, appaiono fuori moda, la modernità, l’industria, l’innovazione.

Colleferro sta ritrovando la sua essenza di Città d’Autore e la sta comunicando al mondo. Colleferro sta tornando a vivere, confermandosi fulcro di un ambito territoriale contiguo ma non omogeneo, avendo messo al centro dell'agenda politica, i cittadini, la comunità e il senso di appartenenza ad essa.

COLLEFERRO CITTÀ DI CULTURA

 

Colleferro è il brutto anatroccolo che sta alzando la testa. è il calabrone che, date le dimensioni delle sue ali e il peso del suo corpo, non dovrebbe poter volare, eppure vola. Colleferro è la città che nella vulgata popolare, non ha radici, non ha storia, non possiede bellezza, e, quindi, non può farcela e, invece, ce la fa e, paradosso per i "benpensanti", ce la fa, proprio, puntando sulle sue radici, sulla sua straordinaria storia moderna, sulla sua forza identitaria, sulla cultura, sull'innovazione, sul turismo legato alla ricerca.

Colleferro è la dimostrazione che la cultura non è, necessariamente, appannaggio delle realtà culturali consolidate, delle città storiche, o di quelle grandi. Colleferro sta dimostrando che, attraverso il pensiero e il confronto e l'immissione di elementi di forte connotazione culturale, nella politica e nel tessuto sociale, la città può tornare a vivere e anche i centri minori possono diventare protagonisti e stare sul mercato della cultura, intercettando energie, competenze e professionalità che portino a progetti maturi, innovativi, partecipati, fondati su solide basi umanistiche e filosofiche, oltreché tecniche.

Il Titolo di Città della Cultura della Regione Lazio, per L’intero territorio, sarà una vetrina importante. Sarà il volano che darà la spinta necessaria per il raggiungimento degli obiettivi e darà fiducia a chi, in associazione, in rete, nei comitati, sta dedicando tempo e energie all'idea che la città possa riemergere come Città d'Autore ed essere modello di città virtuosa e delle buone pratiche. Altre città ne seguirebbero il metodo, cercando, come Colleferro, nella cultura e nella qualità, la via della bellezza, della crescita, dello sviluppo e della coesione sociale, in un momento di crisi generale che è crisi di sistema, prima che crisi economica, e in cui la coesione sociale è, talvolta, compromessa da una multiculturalità imposta e malamente gestita.

Colleferro è Città della Cultura della Regione Lazio, ponendosi come fulcro di un territorio ampio, portando con sé i comuni di Artena, Labico, Paliano e Valmontone, con i quali condivide, già, progetti coerenti con i temi e con gli obiettivi strategici previsti per il Titolo.

Responsabile Progetto

Luca CALSELLI

Art Director/Coordinamento

Dario BIELLO